Codici tributo: i codici per pagare l’IRPEF

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I codici tributo da utilizzare per pagare l’IRPEF sono vari e dipendono dal fatto che si decida di saldare l’imposta in un’unica rata, di pagarlo in due tranche o di suddividerlo in più rate.

L’IRPEF è l’imposta sulle persone fisiche, che deve essere saldata da chiunque guadagni, da lavoro autonomo o dipendente, più di 8.140 euro. I redditi da considerare per il calcolo dell’IRPEF sono tutti quelli che un contribuente può avere; quindi da lavoro dipendente o autonomo, da rendite fondiari, o da qualsiasi altra fonte.

Il calcolo e il prelievo dell’IRPEF per i dipendenti viene effettuato mensilmente, in modo da prelevare l’imposta direttamente da ogni singola busta paga. Per i lavoratori autonomi le cose invece vanno diversamente ed esistono vaie opzioni, tra cui l’opportunità di rateizzare la tassa.

I codici tributo per l’IRPEF: modalità di pagamento

L’IRPEF si paga sui redditi dell’anno precedente a quello in corso, utilizzando per il calcolo dell’imposta quanto dichiarato nell’apposita dichiarazione dei redditi. La si presenta utilizzando il Modello Unico o il Modello 730.

Il modello 730 è a totale appannaggio di lavoratori dipendenti e pensionati. Da alcuni anni è possibile che il contribuente riceva direttamente a casa, dall’Agenzia delle Entrate, un modello 730 precompilato, contenente tutti i redditi che ha ottenuto nel corso dell’anno. Sono esentati dalla presentazione di tale modello tutti coloro i quali non devono effettuare alcuna compensazione o conguaglio per quanto riguarda i redditi dell’anno precedente, per i quali hanno già saldato la trattenuta IRPEF direttamente attraverso il datore di lavoro, o l’ente pensionistico, che si configurano quindi come sostituti d’imposta. Non sono tenuti a presentare il modello 730 anche coloro che svolgono attività occasionali o a livello dilettantistico, che producono redditi al di sotto di una specifica soglia, che viene modificata di anno in anno.

mutui al 100

Il Modello Unico invece può essere utilizzato dai dipendenti che hanno lavorato per più datori di lavoro nel corso dell’anno precedente, o anche coloro che devono ottenere detrazioni di qualche genere, i quali però possono decidere di utilizzare il modello 730, molto più semplice da compilare. Hanno invece l’obbligo di presentare il Modello Unico tutti i lavoratori autonomi, quindi i possessori di Partita IVA e tutti coloro che hanno ottenuto dei redditi diversi da quelli da lavoro dipendente o assimilabili.
Sono costretti ad utilizzare questo tipo di modello per stabilire l’imponibile ai fini IRPEF anche tutti coloro i quali hanno, seppur lavoratori dipendenti, hanno ottenuto redditi diversi dallo stipendio mensile; oppure coloro per i quali il datore di lavoro non ha effettuato le corrette trattenute nel corso dell’anno precedente.

Scadenze

Le scadenze per la presentazione del Modello Unico e per il Modello 730 sono differenti. Per quanto riguarda il 730 è importante sapere che per la sua compilazione è necessario avere a disposizione il modello CU dell’anno precedente a quello in corso. Tale modello deve essere fornito dal datore di lavoro entro il 31 marzo dell’anno in corso. Per questo motivo la compilazione del 730 deve avvenire, forzatamente, dopo questa data.

La data ultima per la presentazione del modello 730 precompilato è il 23 luglio 2019, quella del 730 volontario è fissata all’8 luglio 2019. Entro tali date il contribuente deve aver consegnato il modello compilato, più tutte le necessarie documentazioni a corredo, al sostituto di imposta prescelto. Spesso si tratta dei CAAF diffusi sul territorio.

Per quanto riguarda invece il Modello Unico la scadenza per il 2019 per il versamento a saldo o per il primo acconto dell’IRPEF, con presentazione congiunta del Modello, deve avvenire entro il 30 giugno. Il secondo versamento a saldo deve avvenire entro il 30 novembre.

Rateizzare l’IRPEF

Sia che si presenti la dichiarazione dei redditi sulle persone fisiche tramite il Modello Unico o attraverso la compilazione del Modello 730, lo Stato garantisce ad ogni contribuente di effettuare il pagamento rateale di quanto dovuto. In particolare il contribuente ha la facoltà di suddividere in rate mensili la quota di IRPEF che ritiene più idonea.

Si deve anche considerare che sulla cifra rateizzata si dovranno pagare gli interessi, pari al 4% annuo. Il calcolo di tali interessi deve essere effettuato per ogni rata mensile, la cui scadenza è fissata al giorno 30 di ogni mese; se tale data cade di sabato, il contribuente può versare la rata il lunedì successivo.

Codici tributo per l’IRPEF

Chi si trova nella condizioni di dover versare delle cifre come imposta sulle persone fisiche deve, come sempre, utilizzare il Modello Unificato F24, come del resto avviene per qualsiasi tipologia di imposta, tributo o tassa nel nostro Paese.

Esistono quindi dei codici tributo che si devono utilizzare esclusivamente per il pagamento dell’IRPEF.

Nello specifico questi sono:

  • 4001: IRPEF a Saldo
  • 4033: IRPEF acconto prima rata
  • 4034: Irpef acconto seconda rata o a saldo in un’unica soluzione
  • 8901: sanzione pecuniaria IRPEF
  • 1989: interessi sul ravvedimento

Compilare il modello F24

Nel momento in cui si deve compilare il modello F24 per il pagamento dell’IRPEF è necessario utilizzare i corretti codici, come sopra descritto. In particolare si inseriscono le cifre nella Sezione Erario, partendo dal codice tributo corretto.

Se si devono versare cifre per le quali si utilizzano i codici tributo 4001 o 4033, per i quali è possibile una rateizzazione, è necessario indicare, nella seconda casella il numero della rata e il tipo di rateizzazione. In questo caso il codice 0101 indica l’eventualità in cui si salda quanto dovuto in un’unica soluzione.

Per fare un esempio, se si volesse suddividere in 4 rate l’IRPEF a saldo, il modello F24 si compila indicando il codice tributo 4001, di seguito si indica 0104, ossia la prima rata di 4. Il mese seguente si utilizzerà ancora il codice tributo 4001, con di seguito il codice 0204: la seconda rata di 4.

Il calcolo dell’IRPEF

Fino ad ora abbiamo descritto chi deve pagare l’IRPEF e la tipologia di moduli da utilizzare per le dichiarazioni e i pagamenti che riguardano questa imposta. Andiamo ora a descrivere quanto ogni contribuente deve saldare allo Stato italiano ogni anno.

Anche se esistono numerose proposte di modifica per quanto riguarda l’IRPEF, ad oggi questo tributo è suddiviso in scaglioni progressivi, che non variano al variare del tipo di reddito ottenuto, ma solo seguendo una progressività del cumulo dei vari redditi.

In pratica sono presenti i cosiddetti scaglioni IRPEF, che permettono al contribuente di comprendere rapidamente quale sia l’entità dell’imposta da saldare. Gli scaglioni sono ad oggi 5, per ognuno dei quali è disponibile una specifica aliquota.

Scaglioni di reddito IRPEF Aliquota Imposta
Fino a 15.000 euro annui 23% 23% del reddito totale
Da 15.001 a 28.000 euro 27% 3.450 euro più il 27% della parte eccedente i 15.000 euro
Da 28.001 a 55.000 euro 38% 6960 euro più il 38% della parte eccedente i 28.000 euro
Da 55.001 a 75.000 euro 41% 17.220 euro più il 41% della parte eccedente ai 55.000 euro
Oltre i 75.001 euro 43% 25.420 euro più il 42% della parte eccedente ai 75.000 euro

 

Le detrazioni

Per il calcolo dell’IRPEF si tiene quindi conto dei redditi annuali, riguardanti l’anno precedente a quello in corso. In particolare conviene ricordare che ogni contribuente ha il diritto di detrarre da quanto guadagnato una serie di voci di spesa, che dipendono dal tipo di professione svolta, ma anche da particolari necessità o eventi avvenuti nel corso dell’anno precedente.

Ad esempio ogni contribuente può detrarre il 19% degli interessi pagati su un mutuo per l’acquisto o la ristrutturazione dell’abitazione principale, così come il 19% delle eventuali spese mediche sostenute, che devono ammontare però ad almeno 129,11 euro e che non devono superare la soglia dei 6.197,48 euro, comprese quelle per i famigliari a carico. Per i disabili tale tetto massimo non viene applicato.

Sono varie le detrazioni che si possono inserire nella dichiarazione dei redditi; ad esempio esistono dei bonus per chi interviene rendendo la propria abitazione principale più efficiente dal punto di vista energetico, o ne migliora la stabilità ai fini del rischio sismico.

Per poter usufruire delle detrazioni IRPEF è necessario consultare un professionista del settore che sia in grado di indicarci quali si possono applicare caso per caso. Tali detrazioni vengono poi modificate ogni anno, quindi non è possibile considerare la dichiarazione dei redditi presentata l’anno precedente come falsa riga per la compilazione di quella odierna.

Esiste inoltre una no tax area, che dipende direttamente dal tipo di professione svolta e al reddito complessivo ottenuto nel corso dell’anno precedente, secondo alcuni specifici coefficienti.

Ulteriori tassazioni correlate all’IRPEF

Come abbiamo visto la dichiarazione dei redditi viene utilizzata per il calcolo dell’imposta sulle persone fisiche, che ogni contribuente deve pagare annualmente, in più rate, allo Stato.

La medesima dichiarazione viene poi utilizzata anche per saldare le cosiddette addizionali IRPEF. Si tratta di due specifici tributi, uno da saldare alla Regione di residenza e uno al comune. Sono infatti chiamate Addizionali Regionali e Addizionali Comunali.

In particolare si saldano le addizionali IRPEF secondo i medesimi scaglioni evidenziati per l’imposta sopra descritta, considerando aliquote che ogni Regione e ogni Comune stabilisce in modo autonomo.

Il lavoratore autonomo salda le Addizionali IRPEF in concomitanza con il pagamento dell’IRPEF stessa, aggiungendole a quanto dovuto.

Il lavoratore dipendente si vede prelevate le addizionali Regionali e Comunali direttamente dalla busta paga, nello specifico per quanto riguarda le mensilità che vanno da marzo a novembre.

La Flat Tax

Da alcuni mesi in Italia si parla di introdurre la cosiddetta Flat Tax. Si tratta di introdurre un’unica aliquota fissa per quanto riguarda il calcolo e il pagamento dell’IRPEF. Nel corso del dibattito si è parlato della possibilità di introdurre una singola aliquota al 15%, fissa per tutti i contribuenti.

Si sono evidenziate anche proposte che vedono la coesistenza di flat tax e di due aliquote differenziate: al 15% per i lavoratori e al 20% per le imprese.

Ad oggi (maggio 2019) è stata realizzata la flat tax solo entro certi limiti, per la stragrande maggioranza dei contribuenti sono ancora in vigore i suddetti scaglioni con le rispettive aliquote.

Un primo tentativo di flat tax è stato introdotto nel 2004, quando per le società è nata l’IRES; le società oggi non pagano l’IRPEF, ma l’IRES, un’imposta pari al 34% quando è stata creata, che nel corso degli anni è stata abbassata al 24%.

Per quanto riguarda invece i lavoratori autonomi con partita IVA che hanno un fatturato annuo inferiore ai 65.000 euro dal settembre 2018 esiste una sorta di particolare flat tax, con aliquota unica al 15%. Tale trattamento è per certi versi il risultato di un ampliamento del tetto massimo del fatturato per coloro che, fino al settembre 2018, aderivano al cosiddetto regime forfettario.

Da segnalare che in un’ottica di flat tax sarà necessario ridefinire eventuali considerazioni sulla no tax area e anche per tutto ciò che riguarda le detrazioni e i bonus fiscali ad oggi disponibili.