Il business della cannabis light: un giro d’affari da centinaia di milioni

Che il mercato della cannabis light abbia un potenziale enorme, oramai non è un segreto più per nessuno. Si tratta di un guadagno stimato di 400/500 milioni di euro annui. Questo non significa ovviamente che per arrivare a un giro di affari di questo tipo, non sia necessario attuare opportune regolamentazioni, che possano garantire un prodotto salubre in merito ai principi attivi, contrastare i dannosi traffici illegali e meglio definire le condizioni di utilizzo e di vendita. Facciamo insieme il punto della situazione.

Il valore della cannabis light

Attribuire un valore alla cannabis light è impossibile, dal momento che in diversi Paesi europei ancora manca una regolamentazione per questo mercato. In Svizzera, ad esempio, primo Paese ad aver agito in tal senso, il guadagno si aggira sui 25/30 milioni di euro annui. Considerando le potenzialità di crescita dell’intero settore, si tratta di cifre assolutamente non trascurabili. E in Italia? Il fatturato minimo stimato è di circa 44 milioni di euro l’anno.

In aggiunta, il comparto ha creato oltre 1.000 posti di lavoro tra collaboratori, commercianti, operai e agricoltori. Ma cosa si intende esattamente per cannabis light? Secondo quanto stabilito dalla legge italiana nel 2017, si fa riferimento alla canapa sativa depotenziata con concentrazioni di THC davvero molto contenute, comprese tra lo 0,2% e lo 0,6%. La normativa 242/2016 definisce anche un elenco dei possibili utilizzi della pianta.

Ad ogni modo, legalizzare la cannabis light è di fondamentale importanza, anche perché in questo modo sarà possibile prima minimizzare e poi eliminare il traffico illegale di marijuana. Per comprendere meglio, basti pensare che nella sola Europa, nel 2016, sono state più di 23 milioni le persone che hanno consumato questa sostanza. Si tratta di dati che non possono essere ignorati.

Gli utilizzi della canapa sativa secondo la legge italiana

Abbiamo detto che l’attuale legge 242/2016 definisce quali siano i possibili utilizzi della canapa sativa, con un riferimento anche agli obblighi per il coltivatore. Secondo il comma 1 della suddetta legge, quindi, con la canapa sativa è possibile ottenere:

  • Alimenti e cosmeticirispettosi delle rispettive normative.
  • Materiale per depurare siti inquinanti.
    Coltivazioni per attività didattiche.
  • Oli,carburanti e fibra per uso industriale.
    Materiali per bioedilizia e bioingegneria.
    Coltivazioni per florovivaismo.

Anche per il coltivatore sono previsti degli obblighi. Il non rispetto porta a sanzioni anche piuttosto pesanti. Il primo di questi riguarda l’acquisto dei semi, che devono essere certificati a livello europeo. Il secondo obbligo è legato invece alla conservazione dell’etichetta dei semi, che deve essere di almeno 12 mesi. Purtroppo, il testo della legge ad oggi è ancora piuttosto incompleto, dal momento che non vengono specificati gli utilizzi della canapa, delle radici, delle infiorescenze e delle foglie.

Cannabis light: business ecosostenibile

La canapa non richiede l’impiego di fertilizzanti, e soprattutto necessita di quantità d’acqua davvero ridotte. Parliamo quindi di un prodotto ecosostenibile, che non consuma risorse preziose né tanto meno danneggia l’ambiente. Attualmente la cannabis light è posizionata tra i prodotti più commercializzati online. Ma in assenza di una regolamentazione davvero adeguata, o comunque ancora da migliorare sotto diversi punti di vista, cosa può fare il consumatore per “difendersi”?

Il primo passo è quello di fare riferimento solamente a rivenditori certificati, capaci di fornire un prodotto biologico, quindi con una filiera tracciabile. Nel nostro Paese ci sono diverse aziende con questi requisiti, come Maria CBD OIL, che dopo anni di ricerca è stata in grado di sviluppare tantissimi prodotti che permettono di usufruire dei benefici del CBD. Solamente acquistando da negozi online di questo tipo si potrà ottenere la certezza di ricevere prodotti davvero sicuri e rispettosi delle attuali normative.