Gli italiani si confermano popolo di risparmiatori

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Cambiano i tempi, si modificano le strategie, ma ci sono alcuni elementi che non sembrano subire gli effetti di queste novità: gli italiani si confermano un popolo di risparmiatori e di formichine, con l’accumulo che resta la modalità preferita in presenza di un capitale, di qualsiasi entità.

Il patrimonio degli italiani

A rivelare questi trend è un recente studio della Fabi, la Federazione autonoma dei bancari italiani, che ha preso in considerazione l’evoluzione dei dati forniti da Bankitalia, segnalando che “a fronte dell’esplosione della ricchezza finanziaria registrata dal 1998 ad oggi, il patrimonio non finanziario detenuto dalle famiglie italiane ha preso una direzione opposta”.

Un popolo di formichine

Detto in altri termini, gli italiani cercano di tenere vicino e al sicuro il proprio patrimonio, al punto che gli accumuli complessivi nel nostro Paese tra investimenti, fondi e depositi (escludendo pertanto tutte le forme non legate agli istituti di credito, come i soldi nascosti nelle cassette di sicurezza o quelli che, metafora e non solo, vengono conservati sotto il materasso) hanno raggiunto la significativa somma di 4.400 miliardi di euro, raddoppiando il valore del totale che si registrava esattamente vent’anni fa, nel 1998.

Uno sguardo anche sugli investimenti online

Siamo un popolo di “formichine” che, con il timore di nuove crisi e contraccolpi di mercato, esita o rinuncia del tutto a spendere preferendo tenere contante pronto per ogni evenienza, o si rivolge a fondi e azioni per tentare di accrescere ulteriormente i risparmi. In questo senso, un approdo innovativo è rappresentato dal settore del fintech, che sta rivoluzionando lo scenario finanziario anche in Italia.

I consigli per investire via Web

Data la portata innovativa di questi strumenti, è bene approcciare con attenzione e prudenza agli investimenti online; lo consiglia ad esempio la guida di Investingoal.com dedicata a chi sta valutando in cosa investire oggi, ma l’invito arriva anche dalla stessa Fabi. In questo caso, sembra esserci qualche timore sui sistemi digitali, tanto che gli esperti mettono in guardia dalla tentazione di “lasciare tutto il patrimonio finanziario degli italiani in mano ai robot e all’intelligenza artificiale”.

La composizione del patrimonio

In linea di massima, il salvadanaio degli italiani è composto per lo più da liquidità accumulata (una ricchezza stimata in 916 miliardi di euro, valore quasi triplicato rispetto al ’98), investimenti azionari (i titoli custoditi sono passati dai 425 miliardi di vent’anni fa all’attuale trilione di euro) e da fondi per la previdenza privata, un segmento che continua a crescere: attualmente, investimenti in polizze assicurative e fondi pensione superano il trilione di euro, mentre nel 1998 il loro peso era di circa 248 mila miliardi.

Liquidità e depositi

Nel complesso, comunque, le famiglie italiane si tengono a disposizione all’incirca un terzo della ricchezza: lo studio evidenzia infatti come la liquidità rappresenti il 21 per cento del patrimonio complessivo, a cui bisogna sommare l’altro 10 per cento rappresentato dai fondi detenuti in depositi bancari, mentre per quanto riguarda gli investimenti si denota chiaramente il tentativo di “assicurare” un futuro dai profili incerti (si spiega così la dislocazione del 23 per cento delle risorse verso la previdenza privata, che venti anni fa raccoglieva meno del 6 per cento dei capitali).

La centralità del mattone

Altro elemento centrale per il patrimonio degli italiani resta il mattone: nonostante il calo leggero ma costante segnalato anche dall’Istat tra il 2011 e oggi (circa 1,4 punti percentuali all’anno), il settore immobiliare continua a rappresentare il caposaldo della ricchezza nazionale. Oltre l’ottanta per cento dei 4600 miliardi del patrimonio delle famiglie deriva dalle abitazioni in proprietà che dal 2001 al 2016 mantengono una rivalutazione del 76 per cento.