Condono IMU, TARI, bollo auto: come funziona


Condono IMU, TARI, bollo auto
e per tutte le cartelle di equitalia inferiori ai 5.000 euro. Questa misura è contenuta nel nuovo decreto sostegni del Governo italiano. Nei fatti non si tratta di un vero e proprio condono, in quanto i paletti posti per ridurre il numero di cartelle esattoriali da eliminare sono particolarmente stringenti.

I requisiti per il condono IMU

Il condono IMU, TARI e bollo auto appena varato dallo Stato è in effetti una misura che riguarda esclusivamente le cartelle esattoriali già ricevute dai contribuenti. Nessuna sanatoria vera e propria, anche se molti parlano già di pace fiscale per il 2021. In sostanza per poter approfittare di questa misura è necessario aver ricevuto una cartella esattoriale, che riguardi nello specifico una tassa o una multa non pagata tra il 2000 e il 2010.
Chiunque sia conscio di non aver pagato tasse o qualsiasi genere di saldo dovuto allo Stato o a un ente pubblico può sperare nel condono IMU, ma solo se ha già ricevuto una cartella esattoriale.

Condono IMU

Le cartelle non stralciabili dal condono IMU

Nonostante si stia parlando di un condono che coinvolgerà circa 7 milioni di cartelle esattoriali, non tutte potranno essere cancellate. In particolare infatti questa nuova pace fiscale non coinvolge i crediti che riguardano il recupero degli aiuti di Stato e l’IVA non pagata a livello europeo.
Inoltre non potranno godere del condono IMU tutte le cartelle coinvolte in sentenze legali, condanne da parte della Corte dei Conti o anche i debiti che siano connessi a procedure esecutive già in atto.
Questo perché non si tratta di un vero e propri condono.
Il decreto sostegni contiene anche un prerequisito fondamentale: il contribuente citato nella singola cartella esattoriale nel periodo tra il 2000 e il 2010 non doveva avere un reddito globale superiore ai 30.000 euro lordi. Rientrano quindi nella misura solo una ridotta percentuale delle cartelle esattoriali che lo Stato italiano non è riuscito a riscuotere negli ultimi anni.

Come ottenere lo stralcio delle cartelle

Questo condono soft, se così lo si vuole chiamare, coinvolge una precisa fetta delle cartelle esattoriali già inviate da equitalia o da ente di recupero crediti per lo stato e le aziende pubbliche locali. Il mancato pagamento deve essere compreso tra il 2000 e il 2010; inoltre la cifra richiesta non deve superare i 5.000 euro, compresi oneri, interessi di mora ed eventuali multe.
Di fatto si tratta spesso di cartelle che coinvolgono crediti inferiori ai 2.500 euro.
Si è parlato di condono IMU, TARI e bollo auto, anche se in realtà sono coinvolte in questo stralcio tutte le cartelle esattoriali del periodo sopra indicato, indipendentemente dal tipo di tassa o di multa della quale si è in debito. Rientrano in questo mini condono anche eventuali multe, da parte della polizia locale, dei carabinieri o di altre forze dell’ordine. Così come eventuali mancanze per quanto riguarda l’IRPEF o altre tipologie di tassazione. A parte tutte le cartelle descritte poco sopra.
Per ottenere lo stralcio della cartella esattoriale il contribuente non deve fare nulla: è lo Stato che cancellerà tutte le cartelle coinvolte in questo tipo di stralcio, previsto dalla legge.

Le motivazioni del condono IMU

Sono varie le forze politiche che spingevano per un condono su larga scala. L’intenzione iniziale era quella di cancellare tutte le cartelle esattoriali esistenti emesse nel periodo che va dal 1° gennaio 2000 fino al 31 dicembre 2015. La misura invece è stata fortemente circoscritta, per volere di alcune forze politiche e del Presidente del Consiglio Mario Draghi.
Questo perché la misura è vista non come un condono, ma come tentativo da parte dello Stato di cancellare i cosiddetti crediti inesigibili. In pratica si tratta di quelle somme che lo Stato, nel corso degli anni, non è stato in grado di esigere da parte dei contribuenti in debito.
Ad oggi risulterebbe particolarmente oneroso cercare di ottenere il pagamento delle cartelle esattoriali comprese nella misura. Per questo motivo si è deciso di cancellarle, evitando di dover spendere ulteriori fondi per cercare di farle pagare ai contribuenti coinvolti. Che nella maggior parte dei casi non hanno la capacità di farlo, dal punto di vista economico, o che addirittura sono ormai deceduti.

Non è un condono

Quindi l’intenzione iniziale era quella di dare vita a un vero e proprio condono. Doveva infatti coinvolgere le cartelle fino al 2015, comprese quelle per richieste economiche elevate. Mario Draghi ha invece deciso, insieme ad alcune forze politiche, di fare pulizia delle cartelle inesigibili; evitando però di coinvolgere nella misura anche quelle cartelle che i contribuenti italiani dovrebbero saldare. Questo anche per evitare di agire in modo non equo nei confronti di chi invece paga regolarmente le tasse, compreso IMU, TARI e bollo auto.

Le cartelle esattoriali durante il Covid

Vogliamo ricordare che nel periodo di emergenza sanitaria, correlato alla pandemia da coronavirus, il Governo ha stabilito una sospensione delle cartelle esattoriali. Di fatto da marzo 2020 fino a marzo 2021 buona parte dei contribuenti ha potuto rimandare il pagamento di varie tipologie di imposte e tasse. Nei confronti dello Stato e degli enti locali. Il decreto Sostegni non contiene alcuna proroga a questo periodo di pausa; in sostanza tale periodo è prorogato solo fino a fine aprile 2021. Al termine del mese di aprile le agenzie di riscossione dei crediti da recuperare potranno ricominciare la propria attività.
Ricordiamo anche che dopo 5 anni dal giorno in cui un ente pubblico richiede un recupero crediti da parte di un’agenzia apposita, tali crediti sono considerati inesigibili.
Nel senso che se un’agenzia di riscossione non riesce a ottenere il pagamento entro 5 anni le probabilità che tale saldo avvenga sono minime. In pratica lo stralcio contenuto nel decreto Sostegni va a cancellare definitivamente una buona fetta di crediti; quei crediti che sostanzialmente non sarebbero mai stati pagati dai contribuenti. Perché i soggetti cui sono correlati sono deceduti, le imprese coinvolte sono fallite o chiuse, o comunque per carenza dei fondi necessari.