Come si calcola il Tfr?

Il Tfr, o trattamento di fine rapporto lavoro subordinato, è un “tesoretto” che il dipendente può far maturare progressivamente durante il proprio rapporto alle dipendenze di un’azienda. I datore di lavoro lo corrisponde al dipendente proprio alla fine del vincolo contrattuale con l’impresa. Fatte salve le dovute semplificazioni, il Tfr corrisponde a circa una mensilità ogni anno.
Ma come si calcola il Tfr? E quali sono gli aspetti fondamentali che è bene sapere per non cadere in facili equivoci?

Come si calcola il Tfr, in breve

Abbiamo già detto, poche righe fa, che il Tfr corrisponde a circa una mensilità all’anno. Più precisamente: il Tfr si calcola dividendo la retribuzione lorda per 13,5 e sottraendo dal risultato ottenuto la contribuzione dovuta all’Inps. Tale somma è aumentata periodicamente, seguendo gli indici dell’ISTAT e precise norme che riguardano il tasso di inflazione.
Il risultato è chiamato anche liquidazione, o buonuscita, o addirittura licenziamento.
Tutto chiaro? Probabilmente no. E allora cerchiamo di ottenere maggiore chiarezza attraverso un facile esempio.

trattamento di fine rapporto

Come si calcola il Tfr, con un esempio

Ipotizziamo di avere una retribuzione annua lorda di 30.000 euro per il 2020. Per cercare di capire quale sarà la quota di Tfr, dobbiamo assumere come base di calcolo proprio tale dato, e dividerlo per 13,5.

Pertanto, il primo risultato parziale del nostro processo di calcolo sarà dato dalla retribuzione annua lorda di 30.000 euro, divisa per 13,5, per un risultato di 2.222,22 euro. A questo punto possiamo spingerci ancora più in su, salendo di un gradino: il calcolo della quota annua del contributo Inps a carico del datore di lavoro.

Come abbiamo sopra ricordato, la quota annua del contributo Inps viene calcolata sommando la retribuzione annua lorda per lo 0,50%. Il risultato sarà dunque pari a 150 euro. Calcolato anche questo dato, siamo a buon punto: sarà sufficiente sottrarre dalla quota di Tfr dell’anno (2.222,22 euro) la quota annua del contributo Inps a carico del datore di lavoro (150 euro). ne deriva che la quota di Tfr sarà pari a 2.072,22 euro, da accantonare nel fondo oggetto di rivalutazione annua, sulla base degli indici Istat.

Tfr, varie strade

Come ben noto a tutti coloro che nel corso degli anni hanno dovuto affrontare una simile scelta, il conferimento del Tfr in azienda non è l’unica ipotesi possibile in mano al dipendente. Se infatti il lavoratore non sceglie di versare il proprio Tfr in azienda, può scegliere di conferirlo al sistema della previdenza complementare: se viene formalizzata tale decisione, l’azienda datore di lavoro dovrà effettuare i versamenti delle quote maturate e dell’eventuale contribuzione a proprio carico nei confronti della previdenza complementare. Si tenga conto che, per disposizione di legge, nelle aziende che hanno più di 50 dipendenti, le quote di Tfr di tutti i lavoratori che hanno scelto di mantenere il trattamento di fine rapporto in azienda, sono mensilmente versate all’Inps presso il Fondo di tesoreria.

Come è tassato il Tfr

Una volta capito come si calcola il Tfr, giova anche percorrere un breve cenno sulla sua tassazione. L’erogazione del Tfr, contestuale alla cessazione del rapporto di lavoro, è infatti assoggetta a tassazione separata, e il prelievo fiscale dipende principalmente dal numero di anni (e frazioni di anni) di anzianità di servizio. Al di là di ciò, si può sintetizzare ricordando che la tassazione sarà di norma molto più bassa rispetto a quella che sarebbe applicata con l’aliquota Irpef ordinaria.
Da alcuni anni il datore di lavoro applica un’aliquota minima, quando calcola la tassazione sul Trattamento di fine rapporto. In seguito l’Agenzia delle Entrate ha 5 anni di tempo per verificare se l’aliquota applicata è corretta, o se invece il contribuente debba versare una cifra a conguaglio.

Considerata la complessità del tema, e le tante sfaccettature che l’argomento richiede, vi consigliamo di domandare maggiori informazioni all’Inps, ai gestori del fondo di previdenza complementare alimentato o, ulteriormente, a un consulente. Dal canto nostro ci rendiamo disponibili a fornire ogni riscontro cui necessitate: domandateci ciò che vi interessa inviandoci un’email o indicando il quesito tramite i commenti.