Delegazione di pagamento

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Nel linguaggio comune con “delega” s’intende la nomina di un altro soggetto che possa svolgere azioni al posto del richiedente. Nel linguaggio economico giuridico il concetto è simile ma la “delega di pagamento” viene esclusivamente richiesta da chi ha contratto (o deve contrarre) dei debiti e nomina altri soggetti per pagarli al suo posto.

Se sei interessato solo alla parte di prestiti con delega di pagamento puoi cliccare per scorrere direttamente al paragrafo senza approfondire il discorso in generale.

Delegazione di pagamento: cos’è (in generale)

Con l’espressione “delegazione di un pagamento” o “delega di un pagamento” s’intende sostituire il debitore originario con un soggetto terzo. Quest’ultimo può essere un’azienda o un privato.

All’atto pratico questa prassi viene spesso utilizzata quando dei lavoratori dipendenti accendono prestiti con pagamenti a rate delegando il datore di lavoro a pagare le rate, trattendendole direttamente dallo stipendio (sotto parleremo infatti di “prestito con delega”,  cessione del quinto, “doppio quinto”).

Il mandato (a pagare le rate) è irrevocabile. Quindi il nostro datore di lavoro pagherà le rate anche se noi non saremo più d’accordo a farlo (ad esempio perché siamo in difficoltà economica) e chiaramente questo meccanismo costituisce una garanzia aggiuntiva per chi ci offre un prestito.

A titolo informativo è bene specificare che a livello giuridico sono considerate forme di “delega di pagamento” anche gli assegni, le cambiali, ecc.

Un esempio di delega di pagamento non legata ai prestiti: gli assegni

Gli assegni costituiscono un esempio di delega di pagamento che non ha nulla a che vedere coi prestiti. Infatti quando qualsiasi persona firma un assegno, automaticamente si incarica la banca di emettere il pagamento verso qualcuno. La banca diventa quindi il “terzo soggetto” e in questo modo avviene una delegazione di pagamento. Tutti i pagamenti che non implicano l’intervento diretto del debitore possono essere considerati una delegazione di pagamento.

Delegazione di pagamento (in generale): diritti e obblighi

Leggi

A livello giuridico la norma che regola la delega di pagamento è l’art. 1269 del Codice civile.

La prima utilità di questa legge è che permette ad un creditore (di un prestito ad esempio) di accettare il pagamento che questi riceve dal delegato come se questo pagamento gli fosse stato fatto da chi ha contratto il debito. Questo permette di delegare l’azienda a pagare le rate di un prestito al nostro posto, o la banca di pagare l’importo di un assegno. Ma cosa accade se non abbiamo i soldi sul conto corrente? La delega di pagamento tutela chi ci presta soldi?

Per rispondere alla domanda partiamo da alcune definizioni: il debitore originario (per intenderci, chi vuole aprire un prestito o firma l’assegno) verrà chiamato “delegante”. La persona / ente / azienda a cui chiederà di pagare le rate del prestito per suo conto sarà chiamata “delegato” (o delegatario”). Il creditore è invece chi ha prestato i soldi.

Debitore originario delegante
Nuovo debitore che si “accolla” il prestito delegato (a volte chiamato delegatario)
Chi ha prestato i soldi creditore (delegatario)

Il delegante (debitore originario), può incaricare il delegato di eseguire il pagamento al suo posto, vietandogli di obbligarsi verso il creditore. E’ abbastanza inverosimile che una banca o un’azienda vogliano sobbarcarsi il nostro obbligo a ripagare il debito anche se noi non abbiamo soldi sul conto, ma la legge specifica che possiamo vietarglielo. Senza questo divieto infatti il delegato può impegnarsi a pagare il debito di propria iniziativa.

Quindi la delegazione da sola non produce alcun obbligo da parte del delegato verso il creditore.

Per intenderci, se firmiamo un assegno e non abbiamo abbastanza soldi in banca il problema è nostro, non della banca. Allo stesso modo se il nostro datore di lavoro ci licenzia il problema sarà nostro e non suo. La maggior garanzia per il nostro creditore si presenta però in tutti i casi in cui i soldi sul conto sono sufficienti: la banca pagherà alle scadenze prestabilite (mentre noi potremmo non farlo perché siamo in difficoltà economiche). Il discorso continua sotto nel paragrafo Delegazione di pagamento secondo il codice civile.

Prestito con delega di pagamento

La “delegazione di pagamento” in ambito di prestiti si concretizza con la possibilità, per chi vuole richiedere un prestito di nominare un terzo che possa pagare al suo posto. Questo non significa che il debitore sarà assolto dall’obbligo di pagamento e che il debito andrà a pesare sulle spalle di una terza persona, ma semplicemente che il debitore nomina un terzo soggetto che farà da tramite per il pagamento e che se ne occuperà.

Cessione del quinto

Un esempio di prestito con delega di pagamento può essere la “cessione del quinto”. Un tipo di prestito dove viene trattenuta dallo stipendio o dalla pensione (fino ad un massimo del quinto del nostro salario, da cui il nome). Esso prevede un rimborso a rate.

Un esempio per capire meglio come funziona la delegazione di pagamento con la cessione del quinto:

un operaio richiede un finanziamento ma per il pagamento delega l’azienda dove lavora e quest’ultima, sottraendo ogni mese una certa cifra dallo stipendio del lavoratore, pagherà direttamente la banca al posto del debitore.

Delegazione con cessione del quinto (“doppio quinto”)

Nel gergo bancario si usa anche spesso l’espressione “prestito con delega” per intendere un finanziamento che si può aggiungere a quello ottenuto con la cessione del quinto (che come abbiamo spiegato è già esso stesso un prestito con delega).

In questo caso per legge, l’ammontare della rata di rimborso del “quinto” più quella di rimborso del prestito con delega non dovrà eccedere il 40% dello stipendio del delegante. Il nome “doppio quinto” deriva proprio dal fatto che il 40% di un importo è pari a 0,4 volte quell’importo, ovvero ai 2/5 di quell’importo.

Curiosità

2/5 in matematica è la frazione generatrice della cifra decimale 0,4

Delega pagamento (prestiti): come si fa

Prima di iniziare una reale delega di pagamento, i due “attori principali” devono preventivamente prendere un accordo. Si tratta del datore di lavoro e anche dell’istituto di credito. Il fine del loro accordo è quello di tutelarsi il più possibile e in più quello di trovare più garanzie possibili prima di permettere al debitore di avviare la delegazione. La domanda di finanziamento è a firma singola e al fine di ottenere efficacia, deve essere obbligatoriamente accettata dal datore di lavoro. Inoltre la rata che il cliente sceglie di pagare è fissa e costante per tutta la durata del prestito quindi non varia sulla base dei tassi, visto che in questo caso si tratta di un finanziamento che prestabilisce rata e durata. Al fine di richiedere un prestito con le modalità della delega di pagamento, è necessario presentare alla banca o all’istituto di credito la propria busta paga. Non solo: occorre anche una copia del contratto di assunzione. Se il finanziamento viene concesso, si instaurerà un rapporto che coinvolgerà tre soggetti: il debitore, il datore di lavoro, l’ente creditizio. Il rimborso delle rate sarà infatti richiesto direttamente a questo. Un’altra informazione riguarda la possibile recessione: se la si vuole realizzare, il cliente deve richiederla entro 15 giorni dalla data della stipula del finanziamento, così potrà recedere dal contratto dandone tempestiva comunicazione all’ente erogante.

Nel caso però la delega preveda la stipulazione di una convenzione (cioè un accordo) tra amministrazione pubblica ed ente finanziario, ci sono dei modelli specifici da seguire. Se ci si trova nella situazione in cui si richiede un prestito con delegazione di pagamento, il modello di convenzione deve contenere le seguenti informazioni: i dati identificativi delle parti, la durata del contratto, il divieto di rinnovo tacito dell’accordo, la procedura da seguire per esercitare il diritto di recesso.

La forma di delegazione appena descritta si chiama anche “delegazione di debito”.

Il rapporto presente tra delegante e delegatario è chiamato “rapporto di valuta”.
Il “rapporto di provvista” è invece quello presente tra delegante e delegato.

Si possono contare circa quattro fasi che possono riassumere questo processo:

  • La prima consiste in un “invito” o “ordine” che il delegante rivolge al delegato
  • La seconda fase invece risulta essere l’accettazione dell’incarico da parte del delegato.
  • La terza risulta essere una dichiarazione: questa sottoscrive la promessa del delegato, che si impegna nei confronti del delegatario.
  • Il quarto ed ultimo livello prevede un’ulteriore accettazione: quella del delegatario, che può anche essere silenziosa e chiamata quindi “tacita”. Servirà una dichiarazione espressa solo se il delegatario dovesse richiedere di liberare il delegante dalla sua obbligazione. Tuttavia in molti preferiscono vedere questo processo direttamente come un unico contratto in cui converge il volere delle tre parti (i tre soggetti precedentemente descritti). In questo caso si parlerebbe di “concezione unitaria della delegazione”. Secondo un altro modo (chiamato “concezione atomistica”) di vedere questo meccanismo invece, esisterebbero due contratti: uno tra delegante e delegato e l’altro tra quest’ultimo e il delegatario.

Chi è il delegante

Chi può richiedere la delega del pagamento? Il prestito può venir concesso anche a chi abbia in precedenza avuto problemi di credito nel circuito bancario, quali pignoramenti o protesti in corso ed anche in presenza di altri impegni finanziari. Questo grazie al fatto che l’operazione viene costantemente assistita da una garanzia assicurativa formulata e pensata contro il rischio morte e di perdita dell’impiego.

Vengono finanziati anche clienti che hanno da poco acceso una cessione del quinto e non hanno disponibilità di TFR, in questo caso però l’assunzione minima deve essere di almeno 24 mesi per i dipendenti di società di capitali. È stato nominato il TFR e per chiunque non sapesse cosa sia, è il “trattamento di fine rapporto” cioè una somma accantonata dal datore di lavoro e che viene corrisposta al lavoratore dipendente nel momento in cui il rapporto di lavoro cessa per qualsiasi motivo.

Si può affermare che la delegazione di pagamento viene concessa a dipendenti pubblici e privati anche se hanno all’attivo un finanziamento che prevede la cessione del quinto dello stipendio.

La durata massima di questo prestito può essere di 10 anni, per un totale di 120 rate mensili.

Va aggiunta un’ulteriore informazione: è possibile ottenere una delegazione di pagamento anche se si è impiegati in un’azienda privata con contratto a tempo indeterminato.
In questo caso, però, non è detto che il datore di lavoro accetti di fare da delegato: per legge può rifiutarsi, diversamente da quanto previsto per la cessione del quinto.

Di solito, i lavoratori che svolgono la propria attività lavorativa nel settore privato ha maggiori possibilità di ottenere un “doppio quinto” se ha maturato una buona anzianità di servizio e se ha accantonato un buon TFR. C’è una categoria di persone che non potrà richiedere la delega di pagamento: non sono ammessi a questo tipo di finanziamento i pensionati, dal momento che gli enti pensionistici hanno scelto di non accettare la doppia trattenuta sulla pensione.

Delegazione di pagamento secondo il codice civile

Cosa succede se non ci sono i fondi per coprire il debito? Nel caso in cui un debitore usi la delega di pagamento per nominare un terzo soggetto, ad esempio la banca, ma quest’ultima non trova liquidità nel conto corrente del debitore, per potergli sottrarre la rata da versare, allora il concetto è diverso. In questo caso il delegato non è tenuto a pagare al posto del debitore ma anzi la banca dovrà segnalare il tutto con un meccanismo chiamato “protesto”. Vedi prestiti a cattivi pagatori e protestati.

Per il “protesto”, il debitore è l’unico che può finire sotto processo. Nel caso non ci siano i fondi, è la banca che procede alla segnalazione. Se si procede per vie legali, si richiede al debitore il pagamento forzato e se quest’ultimo non potesse pagare, si arriva alla requisizione dei beni.

Delegazione di debito: tipologie

Nel linguaggio comune il termine “delegazione di pagamento” viene spesso utilizzato in senso lato, al posto di quella che giuridicamente viene chiamata “delega di debito”.

Quest’ultima va a regolare in maniera più precisa cosa i casi in cui la delegazione determini o meno la liberazione del debitore (delegante) nei confronti del creditore. Essa può essere infatti di due tipi:

Delega (di debito) privativa (liberatoria)

La prima (delega privativa) si ha quando il “nuovo debitore” si sostituisce al precedente (che viene quindi “liberato” dal prestito e da ogni forma di obbligazione verso il creditore).

Delega cumulativa

La seconda invece, la “delega cumulativa”, si ha quando il “nuovo debitore”, ovvero il delegato, risulta aggiungersi al debitore originario (non lo sostituisce).

Delegazione titolata (o causale)

Nel primo caso (delegazione titolata) nell’accordo di delegazione non importa se sia stato fatto riferimento al rapporto tra delegante, delegato e delegatario. In questa situazione, il delegato può far valere, nei confronti del delegatario, le eccezioni basate sul “rapporto di provvista” (cioè il rapporto che lega il delegante al delegato) o “sul rapporto di valuta” (cioè il rapporto tra il delegante e il delegatario creditore).

Delegazione pura (o astratta)

La delegazione pura, invece, non nomina nessuno dei due rapporti e in questo caso il delegato non potrà opporre le eccezioni basate su questi rapporti, cioè dovrà mantenere la sua obbligazione.