Pensione minima (o trattamento minimo)

La pensione minima (o trattamento minimo) viene attribuita a quel pensionato i cui redditi pensionistici calcolati in base alla contribuzione versata, non raggiungano un valore che viene determinato di anno in anno dalla legge e che si considera il “minimo vitale”. Questo valore cambia a seconda dello stato civile del pensionato.

Pensione minima (o trattamento minimo): chi ne ha diritto?

La pensione minima, o, tecnicamente, “pensione integrata al trattamento minimo”, è quel trattamento integrativo della pensione cui hanno diritto i pensionati la cui pensione, calcolata secondo gli importi dei contributi versati durante la propria attività lavorativa da dipendente, abbia un importo che sia minore a quello che l’attuale normativa definisce come il “minimo vitale”.

L’importo ha un valore che cambia di anno in anno in quanto di anno in anno cambia quello che è definito come l’”importo minimo vitale” (vale a dire quell’importo sotto il quale si varca la soglia di povertà).

Per l’anno 2020 tale importo è stato fissato a  6.695,91 euro su base annuale, e dunque ad € 517,07 su base mensile (viene calcolato sulla base delle tredici mensilità).

Pensione minima (o trattamento minimo): a quanto ammonta

L’importo della pensione integrata al trattamento minimo (pensione minima) viene determinato a seconda del reddito da pensione del pensionato e segue i seguenti calcoli:

  1. Si integra totalmente se il reddito del pensionato è uguale o inferiore ad € 6.695,91 all’anno;
  2. Non si integra affatto se il reddito del pensionato è superiore ad € 13.391,82 all’anno;
  3. SI integra parzialmente se il reddito del pensionato si trova entro il range compreso fra questi due importi (fino al raggiungimento della cifra superiore).

Questi calcoli variano sensibilmente per le coppie sposate (ovvero in assenza di separazioni legali o, comunque, effettive):

  1. Si integra totalmente se il reddito cumulativo della coppia è inferiore ad € 20.087,73 all’anno;
  2. Non si integra affatto se il reddito cumulativo della coppia è superiore ad € 26.783,64;
  3. Si integra parzialmente se il reddito cumulativo della coppia si trova entro il range compreso fra questi due importi (fino al raggiungimento della cifra superiore).

Quindi, se, ad esempio, il reddito personale di un pensionato non sposato non è superiore ad € 6.531,07 all’anno, a questo pensionato toccherà una pensione minima di € 6.531,07 su base annuale.

Per i trattamenti pensionistici con data di inizio sino al 31 dicembre 1993 si può considerare il solo reddito del lavoratore in pensione, mentre per coloro che hanno iniziato a percepire il trattamento pensionistico nell’arco dell’anno successivo occorre anche tener conto del reddito del coniuge e, in questo caso, perché si abbia diritto all’importo intero dell’integrazione occorre che il reddito cumulativo non sia superiore ad € 26.783,64

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Quali redditi vanno considerati per stabilire il diritto all’integrazione

I redditi da prendere in considerazione sono quelli che sia possibile assoggettare all’IRPEF. Non vanno incluse le pensioni che riceve l’invalido civile, le rendita INAIL,  un’abitazione di proprietà, il trattamento di fine rapporto ed anche il medesimo trattamento pensionistico che andrebbe integrato al minimo.

Rivalutazione della pensione

Nel corso del tempo tutti i trattamenti pensionistici sono rivalutati, o più correttamente perequati. Si tratta di calcolare un piccolo aumento, in modo da collegare il trattamento pensionistico al costo della vita. La percentuale di perequazione è stabilita di anno in anno, per il 2020 si tratta dell’1,1%. Non tutti i pensionati potranno usufruirne in modo uguale; la percentuale ottenibile della perequazione si calcola a seconda dell’ammontare del singolo assegno.
Per il 2020 le percentuali sono queste:

  1. Rivalutazione al 100% per redditi fino a quattro volte il trattamento minimo (2.060,28 euro);
  2. Al 77% per redditi fino a cinque volte il trattamento minimo (2.575,35 euro);
  3. Rivalutazione al 52% per redditi fino a sei volte il trattamento minimo (3.090,42 euro);
  4. Una rivalutazione al 47% per redditi fino a otto volte il trattamento minimo (4.120,56 euro);
  5. Rivalutazione al 45% per redditi fino a nove volte il trattamento minimo (4.635,63 euro);
  6. Al 40% per redditi superiori a nove volte il trattamento minimo.