Pensione invalidità: aumento dell’assegno

L’aumento della pensione di invalidità è ora una realtà in tutta Italia. Stiamo parlando del raddoppio dell’assegno che lo Stato salda mensilmente a coloro che sono dichiarati inabili al lavoro. A tale inabilità consegue direttamente l’impossibilità a svolgere qualsivoglia attività che possa permettere all’invalido di ottenere una remunerazione. Si tratta quindi di un assegno che si configura quale unica entrata diretta per il cittadino, non di una pensione di anzianità.

Pensione invalidità: aumento per tutti?

Cerchiamo quindi di chiarire il concetto, anche perché sono molte le testate giornalistiche che hanno parlato di un generale aumento delle pensioni di invalidità civile. In realtà tale aumento è garantito solo per chi possiede specifiche caratteristiche. Di fatto per la pensione invalidità aumento è correlato al reddito del singolo invalido civile.
In sostanza riceverà l’aumento della pensione di invalidità solo chi ha un reddito annuo personale inferiore agli 8.469,63 euro; se si tratta di un soggetto sposato, il reddito complessivo da considerare, cumulato con quello del coniuge, deve essere inferiore ai 14.447,42 euro.

Si considerano parte del reddito personale tutte le entrate soggette a IRPEF, sia del titolare della pensione di invalidità, sia dell’eventuale coniuge. La pensione di invalidità infatti può essere percepita anche da soggetti che svolgono una qualche attività lavorativa; i redditi da tale attività portano ad un abbassamento dell’aumento dell’assegno stesso. In pratica ogni cifra dell’imponibile IRPEF, del singolo disabile o del coniuge, è sottratta all’aumento lordo annuo, fino ad arrivare al cumulo massimo di 8.469,63 euro per il single, di 14.447,42 euro per il disabile coniugato.

Da notare che la legge considera il reddito del singolo soggetto e dell’eventuale coniuge, non quello del nucleo famigliare di cui fa parte. Quindi il soggetto invalido civile al 100%, sordo o cieco, che vive in famiglia, può comunque ottenere l’aumento delle pensione di invalidità.

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I redditi non considerati

Sono considerate per concorrere a formare il reddito massimo esclusivamente le cifre imponibili IRPEF. Non fanno parte di tali redditi quindi:

  • I redditi derivati dalla casa in cui si vive.
  • L’eventuale percezione di una pensione di guerra.
  • Le cifre ottenute quali indennità di accompagnamento.
  • Qualsiasi trattamento ottenuto dalla famiglia.
  • Le somme ottenute per la legge 388/2000, pari a 154,94 euro, e per la legge 25 febbraio 1992 n°210. Quest’ultima prevede ulteriori emolumenti ai soggetti che siano stati danneggiati da trasfusioni, vaccinazioni obbligatorie o in seguito a somministrazione di emoderivati.

I soggetti interessati

Come abbiamo detto la pensione di invalidità è raddoppiata agli invalidi civili al 100%, compresi i soggetti sordi e ai ciechi civili assoluti. Inizialmente i regolamenti prevedevano tale aumento solo per i soggetti con età superiore ai 60 anni; oggi la legge ha esteso il trattamento a tutti gli invalidi civili, sordi e ciechi assoluti con più di 18 anni.
Coloro che sono titolari di una pensione di inabilità, ex legge 222/1984 possono ottenere l’aumento, ma devono farne richiesta.

La richiesta: come funziona

Per quanto riguarda la pensione invalidità aumento è previsto in modo automatico per tutti i soggetti invalidi civili al 100%, così come per i sordi e per i ciechi civili assoluti.
In sostanza questi soggetti non dovranno effettuare una richiesta all’INPS, in quanto a partire dal primo assegno ottenuto dopo il 20 luglio 2020 otterranno in modo completamente automatico l’adeguamento della pensione a quanto previsto dalla legge.
I beneficiari di una pensione di inabilità, ex legge 222/1984, si trovano invece nella situazione di dover richiedere il cosiddetto “aumento al milione”.

La domanda si può effettuare tramite i patronati di zona, ai CAAF, o anche direttamente sul sito dell’INPS, sulle pagine dedicate a questo argomento. Visto che sono necessari alcuni dati abbastanza specifici, l’INPS stesso consiglia di informarsi presso i patronati.
Si deve inoltre notare che per tutte le domande effettuate entro il 30 ottobre 2020 la decorrenza dell’aumento sarà considerata al 1° agosto 2020. Questi riceveranno quindi l’assegno maggiorato già a novembre, comprensivo degli arretrati calcolati dal mese di agosto.
Chi invece effettua la domanda dopo il 30 ottobre 2020 otterrà l’aumento a partire dalla mensilità successiva alla richiesta stessa.
Si consiglia quindi di effettuare rapidamente la richiesta, ove necessario.
Ricordiamo anche che per accedere al sito dell’INPS, ma anche a tutti quelli correlati alla pubblica amministrazione, è importante avere lo SPID, facilmente ottenibile gratis.

Aumento al milione

Già il nome della misura ne dichiara l’età anagrafica. Di fatto si tratta di un aumento delle pensioni di invalidità di cui si parla da diversi anni, visto che da decenni tali pensioni sono decisamente troppo basse per garantire una vita serena a un soggetto disabile. L’aumento è quello previsto quale “aumento al milione”, quindi al raggiungimento di un assegno pensionistico mensile netto pari a 1 milione di lire, con i dovuti aggiornamenti del caso. Conviene comunque ricordare che questo non è l’unica misura prevista per un soggetto disabile, o comunque inabile a svolgere una lunga serie di attività lavorative.