Il Sostituto d’imposta: cos’è e cosa deve fare

Il sostituto d’imposta è quel soggetto che per legge è tenuto a sostituirsi al contribuente nel versamento di imposte o di acconti d’imposta all’Agenzia delle Entrate. Lo fa totalmente in caso di ritenuta a titolo d’imposta, o parzialmente in caso di ritenuta a titolo d’acconto

L’obbligo indicato dal Decreto Presidente della Repubblica 600/1973 in sostanza si concretizza in modo abbastanza chiaro. Il sostituto trattiene alla fonte tutti gli importi relativi alle imposte su compensi, stipendi, salari o qualsiasi altro reddito si debba erogare. Per poi in seguito versarle direttamente nelle casse dello Stato.

In quali figure può identificarsi il sostituto d’imposta?

Tanti sono i soggetti che possono trovarsi a dover svolgere il ruolo di sostituto d’imposta, ad esempio:

  • Un istituto previdenziale quando eroga una pensione.
  • Il datore di lavoro (privato o pubblico che sia) quando eroga uno stipendio.
  • Chiunque commissioni una prestazione ad un lavoratore autonomo, professionista o saltuario.
  • Una società quando eroga un dividendo.
  • Un curatore fallimentare oppure ancora il condominio che paga la prestazione all’amministratore.

Per fare un esempio comprensibile, l’INPS figura come sostituto d’imposta per molti pensionati italiani.

sostituto d'imposta

Cosa fa il sostituto d’imposta

Come scritto in precedenza un’imposta può essere trattenuta in tutto o in parte, vediamo nel dettaglio:

  1. Ritenuta d’imposta: riguarda solo alcuni particolari tipi di reddito. Potrebbero essere per esempio premi e vincite, ed ammonta, a percentuali varie a seconda dei casi. Il sostituto trattiene l’imposta per il suo totale, per poi versarlo nelle casse dello Stato. Di conseguenza colui che ha beneficiato del reddito non è tenuto ad alcun altro versamento. Anche alcuni casi di dividendi o le provvigioni per le vendite porta a porta sono soggette a questo tipo di ritenuta.
  2. Ritenuta d’acconto: riguarda la maggior parte dei redditi da lavoro subordinato, lavoro autonomo e assimilati. Il sostituto d’imposta in questo caso NON trattiene il totale dell’imposta per quel determinato reddito, ma solo una parte (da cui il nome ritenuta d’acconto) Il soggetto percipiente il reddito resta, in gergo, passivo d’imposta; in pratica dovrà versare nelle casse dello Stato un’ulteriore somma riguardante quel reddito, a titolo di saldo.
    In parole povere egli avrà il compito di effettuare il calcolo delle proprie imposte sul reddito complessivo per quel determinato anno fiscale. Inseguito dovrà dedurre l’importo che gli è stato trattenuto a titolo di ritenute d’acconto e versare il resto all’Amministrazione dello Stato. Il sostituto dovrà poi, annualmente, certificare ad ogni proprio soggetto passivo d’imposta le ritenute effettuate.

Il CUD: cos’è

Quando la ritenuta operata si riferisce ad un reddito da lavoro dipendente essa è certificata con un apposito modello, denominato CUD. Tale documento è stilato secondo le direttive ministeriali art. 7bis del Decreto del Presidente della Repubblica numero 600 del 1973).
Quando, invece, la ritenuta viene applicata a un compenso per lavoro autonomo (anche saltuario) che venga assoggettato alla ritenuta alla fonte, non esiste un modello specifico. Occorre quindi stilarne uno in forma libera che, in ogni caso, contenga questi dati:

  1. Anagrafica e P. IVA /C. FISC del sostituto d’imposta;
  2. La causale del versamento;
  3. Gli importi dei compensi corrisposti, indicando anche gli imposti non imponibili;
  4. Totale delle ritenute effettuate.

Con questa certificazione colui che ha percepito questi compensi può dimostrare all’Agenzia delle Entrate le ritenute subite per poi dedurle dalle imposte che andrà a pagare.

Qualora, invece, si tratti di compensi provvigionali corrisposti a rappresentanti di commercio la certificazione delle ritenute è, anche in questo caso in forma libera e dovrà riportare tutti i dati di chi corrisponde le provvigioni, le causali, gli importi corrisposti e le ritenute applicate. A tali provvigioni si applica una ritenuta pari al 23% del 50% dell’importo imponibile, ovvero del 20% sul totale imponibile se l’agente ha comunicato al sostituto d’imposta (per il tramite di raccomandata A/R inviata entro il 31/12 dell’anno precedente) di avere dipendenti o, comunque, di servirsi dell’operato di terzi in modo continuativo.