Atto di precetto, caratteristiche e funzionamento

L’atto di precetto è un atto che serve a “informare” il debitore di un rapporto che il creditore sta cercando di vedere esaudite le proprie pretese. Per questo motivo presto andrà a dar seguito a un’esecuzione forzata di natura mobiliare, immobiliare o presso terzi (ad esempio, su conto corrente bancario intestato al debitore). Il debitore può naturalmente opporsi al precetto, ma è necessario rispettare termini e caratteristiche legali. Vediamo un pò più nel dettaglio come funziona, e quali sono le conseguenze.

Cosa è il precetto

Il precetto è un atto che il creditore notifica al debitore prima di procedere all’esecuzione forzata, strumento utile per poter ottenere una pronta soddisfazione delle proprie pretese creditizie.
Dunque, sia che il creditore preferisca aggredire beni mobili del debitore attraverso un pignoramento di natura mobiliare (es. barca), sia che si preferisca aggredire beni immobili attraverso un pignoramento di natura immobiliare (es. casa), sia ancora che si preferisca aggredire attività presso terzi (ad esempio, il conto corrente in banca, il quinto dello stipendio o della pensione, e così via), il creditore stesso dovrà provvedere a far pervenire alla residenza / domicilio del debitore “intimato” l’atto di precetto.

atto di precetto

Quale è il contenuto dell’atto di precetto

Il contenuto dell’atto di precetto è di norma realizzato su modelli che richiamano format standard, trattandosi di una sorta di diffida che l’avvocato del creditore potrà ben delineare sulla base delle esigenze del momento. La “sostanza” dell’atto non cambia: si tratta infatti di una intimazione al debitore ad adempiere entro 10 giorni dal ricevimento dell’atto.

Trascorsi i 10 giorni dal ricevimento dell’atto (notifica del precetto), il creditore avrà diritto a procedere in via esecutiva e forzata.

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Cosa accade se l’atto non è ritirato dal debitore

Molto spesso il debitore, “fiutando” il pericolo di ricevere l’atto di precetto ed essere così posizione passiva all’interno di una esecuzione forzata, sceglie deliberatamente di non ritirare l’atto alla posta. Questo non è tuttavia un comportamento particolarmente utile, visto e considerato che per legge, una volta che l’atto giace in posta per 10 giorni dall’invio, ed è stata inviata una seconda comunicazione in cui il debitore viene avvisato del primo tentativo di notifica non andato a buon fine, l’atto si considera comunque notificato.

Dunque, scegliere di non ritirare l’atto di precetto non si rivela una buona strategia, considerando che in questo modo il debitore non è nemmeno in grado di conoscere il contenuto dell’atto stesso, e eventualmente di contestarlo.

Per quanto tempo vale l’atto di precetto

A completamento dell’informativa di cui sopra ricordiamo anche che il precetto ha una validità massima di 90 giorni. Se entro tale termine, dunque, il creditore non procede a effettuare il pignoramento, ogni esecuzione forzata è di fatto invalida. Il creditore può comunque scegliere di far notificare un secondo atto di precetto, e far decorrere dunque da capo i 90 giorni di cui sopra.

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Titolo e atto di precetto

Se quanto sopra è chiaro, dovrebbe essere altresì intuibile come la notifica del precetto debba in realtà essere preceduta dal titolo, che è il documento che riporta le ragioni di credito del creditore nei confronti del debitore. La prassi prevede tuttavia che sia l’atto di precetto che il titolo siano notificati con uno stesso atto (o, similmente, che il titolo sia “allegato” all’atto di precetto).

Nell’ipotesi di decreto ingiuntivo, la notifica è sempre effettuata prima del precetto, tranne nel caso in cui non sia provvisoriamente esecutivo. Nel caso di assegni e cambiali, il contenuto è trascritto nell’atto di precetto. Per quanto riguarda le sentenze, la notifica èeffettuata generalmente in un’unica volta insieme al precetto.

Come ci si può opporre al precetto

Naturalmente, il precetto non deve essere considerato come un atto che il debitore deve passivamente subire, visto e considerato che è ben prevista la possibilità di “rispondere” adeguatamente, opponendosi ad esso attraverso uno specifico ricorso, a sua volta declinabile in opposizione all’esecuzione o agli atti dell’esecuzione. Con il ricorso dinanzi all’atto prende il via una vera e propria causa legale.

In tale ambito, ricordiamo anche che nel caso in cui il debitore desideri contestare la regolarità formale del precetto, il debitore stesso avrà termine di 20 giorni dalla notifica dello stesso per agire formalmente. Diversamente, se il debitore ha in mente di contestare l’inesistenza del proprio debito, o altra questione che è attinente non la forma, bensì la sostanza del precetto, non vi sono specifici termini entro cui agire.

Trattandosi di azioni particolarmente delicate sotto il profilo delle conseguenze, in caso di maggiori informazioni vi consigliamo naturalmente di ricorrere alla consulenza legale di un avvocato, che potrà certamente presentarvi le migliori soluzioni per poter arrivare alla soddisfazione delle vostre pretese creditizie o, di contro, cercare di rispondere adeguatamente contro un atto di precetto che desiderate formalmente o sostanzialmente contestare.