Trend borsistici del 2018

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L’andamento borsistico del 2018 è stato finora caratterizzato da 4 fattori:

  1. calo generalizzato del mercato obbligazionario mondiale
  2. rialzo vistoso dei prezzi del petrolio
  3. acuirsi delle tensioni geopolitiche
  4. rialzo del rendimento dei titoli di stato tedeschi, italiani e statunitensi.

In particolare, i dati odierni parlano di un aumento dello 0,68% delle quotazioni del brent e addirittura dell’1,35% del WTI, e molto di più avrebbe guadagnato chi avesse investito dall’inizio dell’anno. Ripresa economica, aumento della domanda, calo delle riserve USA e instabilità ormai cronica in Medioriente fanno presupporre che si tratti di un trend di rialzo stabile.

Per quanto riguarda obbligazionario e titoli di stato, tutto dipenderà dalle politiche che verranno messe in atto da FED, BCE e Giappone. Nella sessione di ieri mercoledì 10 gennaio, la BOJ ha diminuito del 5% le attese di acquisto dei bond nipponici a 10-15 anni, scatenando una corsa alle vendite apparentemente ingiustificata, se si trattasse di una mossa una tantum. Da tenere d’occhio ovviamente l’inflazione, che sembra anch’essa in marcato rialzo. Di contro, un altro classico bene rifugio, l’oro, è andato incontro ad andamenti nettamente positivi dall’inizio del 2018, seppure il prezzo dell’oncia risulti in leggero ribasso nella sessione odierna.

Per quanto concerne i cambi valutari, l’inizio di gennaio ha portato pochi cambiamenti rilevanti, con l’euro sostanzialmente stabile sul dollaro (da 1,200 a 1,204 nel momento in cui l’articolo viene redatto) ed in leggero ribasso rispetto allo yen.

Prospettive dei titoli bancari

A queste analisi sono direttamente correlate le attenzioni che sta vivendo il comparto bancario negli ultimi giorni. Se i futuri scenari dovessero essere contraddistinti da inflazione e tassi di interesse più alti, a giovarne maggiormente sarebbero proprio gli istituti di credito, che nei recenti anni sono stati costretti ad operare con tassi bassi, se non addirittura negativi, vedendo sprofondare i propri margini di interesse. Barclays, in un recente report, indica proprio 5 banche tra i possibili titoli più performanti del 2018: Banco Sabadell, Danske Bank, DNB, Lloyds Banking Group e Nordea.

A Piazza Affari buone prospettive sembrano intravedersi, almeno nel breve-medio periodo, dove dopo le preoccupazioni dovute a Banca Carige e Creval, tutti i titoli hanno segnato delle performance positive, ad eccezione di Banco BPM e Bper Banca. Notevole il guadagno del più grande gruppo nazionale, Intesa San Paolo, che è salito oltre l’1,5%. D’altronde proprio il titolo di Intesa sembra essere sotto l’occhio di alcuni investitori internazionali (Credit Suisse, Morgan Stanley e Societè Generale su tutti) perché ritenuto “sotto-quotato”. L’investimento in titoli “outperform” può essere una buona strategia, è stata per esempio uno dei cavalli di battaglia di uno dei più grandi investitori di tutti i tempi, Warren Buffet, che però l’attuava solo sul lungo periodo e per selezionare un titolo adottava dei parametri di riferimento diversi da quelli standard. Ricordiamo che i “prezzi obiettivo” vanno sempre rapportati alla propria tolleranza al rischio, al periodo di tempo per cui si intende detenere il titolo, e che la differenziazione costituisce sempre il miglior strumento per far fronte a varianza e volatilità.

Grande partenza nel 2018 per le azioni Unicredit, con una chiusura pari a 16,37 euro Lunedì sera,Il rialzo di 0,74%, significa un risultato superiore a quella dell’indice di riferimento. Anche RBC Capital, attraverso una loro analisi, confermano il rating “outperform”, sottolineando che il titolo è sottovalutato rispetto alle potenzialità, e rivedono il target price in aumento da 21 a 23,50 euro.

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